Roma fu scelta come sede dell’esposizione universale nel 1942, ma a causa dello scoppio del secondo conflitto bellico, l’edizione non ebbe luogo. Eppure non sono poche le cose che quell’Expo “fantasma” ci ha lasciato, a partire dagli edifici costruiti e pronti ad ospitare l’esposizione e poi danneggiati dai bombardamenti che colpirono Roma.

L’E42 – questo il nome dato all’esposizione - era stata progettata come risposta da parte dell’Italia fascista ed imperiale alle grandi esposizioni che avevano avuto luogo a Parigi nel 1937 e a New York nel 1939. E forse proprio perché pensata in grande stile, la manifestazione, pur non tenendosi, ci ha lasciato maggiori eredità rispetto alle altre esposizioni universali. Gli edifici costruiti all’epoca oggi sono il cardine di un quartiere che all’alba degli anni Quaranta non esisteva, l’EUR (Esposizione Universale di Roma), visto che l’area in cui sarebbe dovuta sorgere l’esposizione universale si trovava in aperta campagna.

Nelle intenzioni degli organizzatori, l’Expo romano non sarebbe dovuto durare soltanto per i sei mesi dell’esposizione, ma costituire il nucleo di un insediamento urbano nuovo. L’impianto della manifestazione era stato concepito per esprimere la vocazione moderna ed imperiale dello stato fascista, mettendo al bando la temporaneità che contraddistingue le esposizioni di questo tipo. Niente padiglioni in legno, dunque, visti come dei baracconi più adatti ad una fiera paesana che ad un’esposizione universale, e spazio ad edifici in muratura che dessero l’idea di solidità e durata nel tempo.


Il Palazzo della Civiltà Italiana

L'edifico, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro o più comunemente "Colosseo Quadrato", rappresenta un'icona dell'architettura razionalista. Si trova all'Eur, quartiere della zona sud di Roma. Fu costruito come parte dell'Esposizione Universale di Roma, un progetto di grandi dimensioni e comprensivo sia di

grandi edifici che di complessi suburbani. Progettato dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano e costruito tra il 1938 e il 1943, l'edificio ha forma di un parallelepipedo a base quadrata che sulle quattro testate riporta, scolpita sul travertino che lo ricopre, la dicitura in stampatello su tre righe: «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori».

Alto 60 metri, l'edificio poggia su un basamento a gradini la cui altezza massima, sul fronte che guarda la ferrovia Roma — Ostia, è di 18 metri, mentre dal lato di viale della Civiltà del Lavoro l’ingresso è praticamente a livello della strada.